venerdì 19 febbraio 2010

DIGITALESI DIGITALENO

Non faccio altro che pensare........al mio lavoro, a quanto è cambiato. Tutto il giorno la mia testa gira, gira, rifletto. Io, che lavoro qui in questo Studio esattamente dal 1971 e posso dire di avere visto tutta l'evoluzione della fotografia, non posso fare a meno di RIFLETTERE su questo mestiere-arte. Arrivata giovanissima nello Studio Leoni, ho conosciuto praticamente tutta la vecchia generazione di fotografi e fotografi lo erano sul serio. Allora niente autofocus, niente program, tutto manuale, bisognava conoscere perfettamente la tecnica, saper giocare con essa, non avere le mani tremanti (gli obiettivi erano pesantissimi), non ci si poteva permettere di sbagliare perche' non esistevano le correzioni. I procedimenti degli sviluppi e delle stampe erano altrettanto complicati e necessitava la professionalita', conoscere le carte, i tempi di sviluppo, gli acidi , saper "tirare" gli sviluppi allungandone i tempi. Gli odori...Io ho sentito tutti quegli odori delle camere oscure, ho visto migliaia di immagini apparire sotto gli ingranditori, ho lavato e stralavato migliaia di copie asciugandole poi su delle lastre bollenti (la carta era ancora baritata), tutto ritmato, tutto con tempi precisi. Ma quando le prendevi in mano erano FOTOGRAFIE VERE. LA CARTA ERA CARTA. iL BIANCO E NERO ERA BIANCO E NERO. l'emozione di vedere un tuo piccolo capolavoro, una tua crazione, era ineguagliabile. Non solo scattarla, ma stamparla, col taglio tuo, un discorso che si faceva per ogni immagine, un racconto. Magia, praticamente MAGIA.....Ci ricordiamo come era bello il rumore dello scatto delle vacchie macchine fotografiche? Clak   e poi l'attesa e la soddisfazione di vedere . Il primo segnale è stata la carta plastificata, poi le nuove attrezzature con autofocus e programmi- Ma la fotografia resisteva.

ARCHIVIO STORICO LEONI

Poi, senza neanche quasi accorgermene, le cose sono cambiate. La digitale avanzava. Io, sinceramente, non provavo molta simpatia. E cosi', per tanto tempo, ho continuato a lavorare con due macchine, una analogica e una digitale. Sinceramente la digitale veniva troppo comoda per spedire le foto ai giornali, mi evitava di perdere ore ed ore in giro per le Redazioni. Ma piano, piano mi rendevo conto che le stampe stavano scomparendo per lasciare posto ai cd. Tutto il lavoro di provinatura, numerazione e selezione veniva sostituito con "scaricare", correggere, rinumerare, inviare, mandare per mail. Incominciavo a pensare che la fotografia iniziava a perdere il suo valore. Le richieste prima erano precise, venivano rimunerate nel giusto modo, poi "mi mandi una foto, ti do la mail", tutto si risolveva li', come se i fotografi giocassero, come se fotografare non fosse più un lavoro, ma uno schiacciare semplicemente un pulsantino. Credo che tutti noi che facciamo questo mestiere o arte, meglio , abbiamo molto faticato in questi anni, per imparare, per adeguarci nostro malgrado, per fare comunque del nostro meglio, per trovare nonostante i cambiamenti la migliore qualita' di inquadrature, di luce, di eventuali stampe . Per me è stato difficile. Penso che oltre ad essere dei fotografi abbiamo dovuto imparare ad essere dei grafiici, poco riconosciuti pero'. Ma non si può fermare il progresso. Si continua ad andare avanti, inventandosi giorno per giorno come districarsi meglio in questi cambiamenti. Io mio lavoro è ora digitale, mi permette di essere più veloce, forse mi da' meno ansia di attesa, è molto diverso, ma ho bisogno di ritornare e per questo rispolverero' le mie vecchie attrezzature, PERCHE' ho bisogno di sentire ancora TRASCINARE IL RULLINO. Ho bisogno di aspettare gli sviluppi, ho bisogno che la gente ancora apprezzi un lavoro che non tutti, come si pensa ormai, sanno fare. Ho bisogno di SODDISFAZIONE.  

Nessun commento:

Posta un commento

Se hai commenti scrivili qui!